A mia Madre, a mio Padre, Arte, Didattica, Famiglia -radici, mitografia del quotidiano
LA QUERCIA E L’ALTALENA
F Talbot
L’impagliatore
Mio Padre annaffia le sue piante – Iola di Montese – Ca’ Guaiumi
Mia madre felice…uno degli ultimi sorrisi “pieni” estate 2009 Appennino Toscoemiliano
Ieri pomeriggio …parlando al MBA ho raccontato come un’immagine vista da giovane (Fox-Talbot-early-calotype-1842) possa imprimersi nell’inconscio personale divenendo archetipo.
Porto avanti la mia vita a braccia aperte, una sorta di mitografia del quotidiano che intreccia i luoghi, i volti e gli odori di vite come un impagliatore
.
Racconto le fotografie passando da un luogo fisico all’altro, come facevano i cantastorie che portavano le storie alla gente.
Parlando con Natale, nato a Brolo, dissi che mi sentivo in qualche modo come i Cantastorie in Sicilia. Erano narratori, attori e cantanti che giravano di villaggio in villaggio, fermandosi nelle piazze siciliane, per narrare talvolta fatti realmente accaduti da poco accompagnandosi, nel loro girovagare, con dei grandi cartelli raffiguranti le storie narrate.
Sono cresciuto per strada a Quarto, nel quartiere dove tutt’ora vivo, ho l’animo semplice del bambino che gioca per strada con le grette tra foglie cadute dagli olmi, vicine ai laghetti dorati creati dall’orina dei cani quando nessuno doveva girare con la bottiglietta d’acqua e il sacchettino “portamerda”.
Ricordo l’altalena innanzi la Quercia e la collego immediatamente a un’immagine felice di mia madre, uno degli ultimi sorrisi che ricordo.
Ieri ero molto felice perché mia sorella era in sala, non mi aveva mai visto in “azione”.
L’ho detto lo ribadisco, ma soprattutto lo metto in atto da 23 anni la mia idea di insegnamento della Fotografia si fa da sempre gesto fisico, presenza nello spazio, lo stesso spazio di una piazza di paese e di una strada…
Porto avanti la mia vita a braccia aperte, una sorta di mitografia del quotidiano che intreccia i luoghi, i volti e gli odori di vite come un impagliatore.
Racconto le fotografie passando da un luogo fisico all’altro, come facevano i cantastorie che portavano le storie alla gente.













Leave a reply